PILLOLE DI CINEMA: CENTENARIO CASIRAGHI

IL CENTENARIO DELLA NASCITA DI
UGO CASIRAGHI
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25. 02. 1921 - 25. 02. 2021

Silvio Celli, in chiusura della settimana di omaggi che la Mediateca di Gorizia ha proposto in occasione del centesimo anniversario della nascita di Ugo Casiraghi (Milano, 25 febbraio 1921 - Gorizia, 7 gennaio 2006), ci offre alcuni spunti di riflessione sulla figura e sull'opera del critico cinematografico cui è intitolata la Mediateca. Negli ultimi 15 anni di vita Casiraghi visse a Gorizia, a poche decine di metri dalla Mediateca che oggi ospita la sua biblioteca cinematografica.


BUON COMPLEANNO UGO!

BUON COMPLEANNO UGO!
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Cento anni fa, il 25 febbraio 1921, nasceva a Milano il critico cinematografico Ugo Casiraghi, cui è intitolata la Mediateca di Gorizia. Abbiamo deciso di celebrare questo compleanno con una settimana di iniziative online.

La storia di Casiraghi è quella di un giovane di umile estrazione – il padre operaio linotipista, la madre portinaia dello stabile in cui abitava la famiglia – che con intelligenza e caparbietà riuscì dapprima a conseguire la maturità classica (quando questo tipo di liceo era per lo più frequentato dai rampolli della buona società) e poi, dopo mille peripezie, anche la laurea in lettere alla Statale di Milano con una tesi in estetica dal titolo “Il realismo nell'arte cinematografica”, relatore il prof. Antonio Banfi (discussa il 16 luglio 1947). Dopo la pionieristica tesi di Francesco Pasinetti, discussa a Padova nel 1933, quella di Casiraghi rappresenta il più articolato e coerente tentativo di rilettura della storia del cinema alla luce della nascita e dello sviluppo del concetto di realismo.

Il conseguimento della tesi è, allo stesso tempo, l'atto finale e quello iniziale di un percorso formativo e professionale. Il piccolo Ugo ha la passione del cinema nel sangue, sin da piccolo. Nel 1936, all'età di 15 anni, non solo frequenta le sale cinematografiche con assiduità, più volte alla settimana ma, a differenza di tanti suoi coetanei che condividevano con lui il piacere per la settima arte, si avvicina al cinema con rispetto, rigore, metodo. Comincia infatti a compilare dei quaderni nei quali annota con maniacale precisione i titoli dei film visti, la data e il cinematografo nel quale si è svolta la proiezione, il costo del biglietto e gli elementi principali del film visto (titolo, regista, interpreti principali, casa di produzione). Passano soltanto tre anni e troviamo un suo lungo articolo a proposito di un film di Duvivier sulla prestigiosa rivista “Bianco e Nero” del Centro Sperimentale di Cinematografia. Un giorno qualcuno dovrà indagare per verificare se, come sospettiamo, egli fu il più giovane autore che abbia mai scritto per “Bianco e Nero”.

Quando il 30 ottobre 1939 presenta la domanda di iscrizione all'Università l'Europa è già precipitata nel secondo conflitto mondiale. Per quelli come lui, nati nei primi anni Venti, non è più tempo di studi: li attende la guerra. Frequentato il corso di Allievi ufficiali a Torino, viene inviato sul fronte albanese dove non è impiegato in prima linea e trova persino il tempo per studiare e per scrivere: fra il giugno del 1940 – data di entrata in guerra dell'Italia – e i primi mesi del 1942 escono sulle riviste “Bianco e Nero” e “Cinema” circa una dozzina di suoi articoli. A seguito dell'armistizio dell'8 settembre 1943 Casiraghi è catturato dai tedeschi e, poiché rifiuta di combattere nel nuovo esercito della repubblica di Salò, è condotto in prigionia in vari campi di concentramento per militari. Anche in queste condizioni, non rinuncia a tenere delle lezioni di cinema per i suoi compagni di sventura. Tornerà a casa dopo quasi due anni, verso la fine di agosto, magro magro, eppure deciso a riprendere finalmente quegli studi bruscamente interrotti. All'arrivo a casa egli scopre che gli amici cinefili, e più segnatamente Glauco Viazzi, hanno pubblicato una raccolta di suoi saggi per l'editore Poligono: "Umanità di Stroheim ed altri saggi". Questo libro è una delle prime pubblicazioni di cinema in Italia nel dopoguerra.

Casiraghi riprende subito a collaborare con riviste di cinema, in particolare “La Lettura”, “Cinetempo” e “La Critica Cinematografica” e contemporaneamente si lancia in uno “studio matto e disperatissimo” per laurearsi. Fra il 15 maggio 1946 e il 7 marzo 1947 sostiene 13 esami e nel luglio del 1947 si laurea. La dura esperienza della guerra e della prigionia ha tuttavia profondamente segnato il giovane che sul finire del 1939 si era arruolato volontario. Nel biennio 1946-1947 matura la convinzione che il modello di società cui orientarsi sia quello comunista sviluppato in Unione Sovietica. In questi anni organizza il festival del cinema sovietico al cinema Alcione di Milano (1946) e si iscrive al Pci.

Nel 1947 ottiene l'iscrizione al Sindacato nazionale critici cinematografici italiani e comincia il suo lavoro di critico per l'edizione milanese de “l'Unità”. A differenza di tanti giovani che in quegli anni considerano l'esercizio della critica come una provvisoria occupazione in vista del passaggio dietro alla macchina da presa, Casiraghi è fermamente determinato a fare il critico tout court, senza anelare ad altro. In effetti egli è uno dei primi critici italiani che si occupa sin dall'inizio di cinematografia, senza esservi pervenuto dalla critica letteraria o teatrale delle terze pagine dei quotidiani. Per trent'anni, fino al 1977, scrive per il giornale del Pci, producendo migliaia di articoli, con la rapidità e la facondia che un giornalista di un quotidiano deve avere, specialmente quando si trova a riferire dei film quale inviato ai festival.

Gli articoli più lunghi e meditati o addirittura le inchieste in più puntate sono invece riservati per la rivista, anch'essa del Pci, “Il Calendario del Popolo”, per la quale scrive dal 1947 al 1967 (e si contano circa duecento scritti); né mancano suoi scritti su altri periodici del Pci, come “Vie Nuove” “Rinascita” o “Noi Donne”.

Probabilmente è proprio su “Il Calendario del Popolo” – periodico che si propone come una sorta di “enciclopedia popolare” della sinistra italiana – che si può cogliere appieno quella vocazione pedagogica che è propria di Casiraghi, ma che di fatto è un tratto distintivo della politica culturale ed educativa del Pci nei confronti dei propri elettori e simpatizzanti, per la quale lo spettatore dev'essere istruito e guidato nel riconoscimento delle migliori realizzazioni della cinematografia mondiale. Va da sé, stante il clima di forte contrapposizione ideologica nell'Italia del dopoguerra, che le pellicole più interessanti risultavano essere quelle provenienti dai paesi del socialismo reale, quelle girate dai registi meno allineati degli Usa e dell'Europa occidentale e ovviamente quelle dirette dai cineasti italiani del neorealismo. Scrivere per il popolo significava, per Casiraghi, usare un linguaggio di facile comprensione per le masse, senza per questo rinunciare all'esposizione di riflessioni e concetti profondi e complessi. Per lui si trattava, crediamo, di un'esigenza del tutto naturale, dal momento che era uno dei pochissimi critici cresciuti in una famiglia proletaria.

Educare ed elevare il popolo, questa la missione che si dà Casiraghi. Ecco allora che un ambito privilegiato per dare seguito a questo compito è rappresentato dall'organizzazione di proiezioni nell'ambito dei cineclub e dall'attività di conferenziere. Diversamente da quanto può accadere oggi, quando il critico cinematografico visiona i film in ambiti per lo più “privilegiati” come i festival, attraverso i vari cineforum, come ad esempio il Cineclub Popolare Milanese, Casiraghi aveva la possibilità di sondare i gusti del pubblico, di rilevarne gli umori e i gusti cinematografici, come avveniva quando si promuovevano i referendum popolari al termine delle proiezioni e gli spettatori erano chiamati a scrivere su di una cartolina le loro impressioni sul film appena visto.

La sua posizione di giornalista de “l'Unità” gli garantiva una sorta di osservatorio privilegiato sulle cinematografie dei paesi del blocco socialista. Lo confermano non solo la sua lunghissima frequentazione del festival di Karlovy Vary (Cecoslovacchia, oggi Repubblica Ceca), ma le pubblicazioni che Casiraghi dedicò a queste cinematografie nel corso degli anni: "Cinema cecoslovacco ieri e oggi" (1951); "Il cinema cinese, questo sconosciuto" (1960); "Il cinema cecoslovacco: cinematografia minore?" (1962); "Cinema cubano" (1967); "Il giovane cinema ungherese" (1969); "8 giorni di Cina. Rassegna di cultura cinese. 13-20 marzo 1983. Ombre elettriche o il cinema cinese" (1983); "Breve rapporto sul cinema ex jugoslavo" (199.).

Nella sua tensione costante di “andare verso il popolo” Casiraghi si distinse per altre due meritorie iniziative. Anzitutto una battaglia che condusse lungo tutto l'arco della sua carriera giornalistica, quella contro la censura, poiché riteneva che nessuno potesse, dall'alto della propria posizione, arrogarsi il diritto di stabilire se un film fosse o meno ammissibile alla visione del più ampio pubblico. Secondo lui, insomma, il censore non poteva trattare lo spettatore come un bambino cui si può interdire uno spettacolo, ritenendolo pertanto incapace di giudicare con la propria intelligenza.

E ancora, nei suoi ultimi anni di vita, nell'intento di spiegare il cinema alle masse, Casiraghi dichiarava che una delle più importanti realizzazioni della sua carriera furono i saggi che accompagnarono le videocassette che “l'Unità” faceva uscire allegate al giornale. L'iniziativa, di grande successo, fu dovuta al direttore del quotidiano dell'epoca, Walter Veltroni, ed ebbe il merito di far scoprire a migliaia di italiani i capolavori della cinematografia italiana e di quella mondiale.


CASIRAGHI DOPO CASIRAGHI

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È forse un caso più unico che raro nell'editoria cinematografica, ma le più importanti pubblicazioni di Casiraghi sono uscite postume, grazie all'interessamento delle realtà che gravitano attorno al Palazzo del cinema di Gorizia: Associazione Palazzo del Cinema – Hiša filma, Associazione Culturale “Sergio Amidei” e Università degli Studi di Udine, col supporto fondamentale della Biblioteca Statale Isontina, cui appartiene l'Archivio Ugo Casiraghi, ed il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia. Ecco dunque l'uscita dei volumi: Naziskino, ebrei ed altri erranti (2010); Vivement Truffaut! (2011); Storie dell'altro cinema (2012); Il cinema del Calendario del Popolo (2017); Il realismo nell'arte cinematografica (2019). Tutti questi volumi non sarebbero mai stati editati senza la curatela e/o il lavoro indefesso del compianto Lorenzo Pellizzari, critico cinematografico, amico e biografo di Casiraghi.

Il lavoro continua: nel 2021 saranno pubblicati altri due volumi che riveleranno altri aspetti dell'opera di Casiraghi. Gorizia sta omaggiando col dovuto riguardo questo suo concittadino d'adozione.


LINEE GUIDA COVID-19

La mediateca è aperta da lunedì a venerdì, dalle 15 alle 19, esclusivamente per i servizi di prestito/restituzione.

Per garantire la sicurezza degli utenti e degli operatori al prestito, oltre all'obbligo di mantenere una distanza di sicurezza di 1-2 metri e di indossare mascherina e guanti, le misure preventive che verranno attuate saranno le seguenti:

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In ottemperanza al DPCM del 3 dicembre 2020 il servizio di prestito sarà disponibile solo PREVIA PRENOTAZIONE chiamando lo 0481-534604 o mandando una mail a info@mediateca.go.it. Attraverso questi due canali si potranno prenotare anticipatamente i film che l'utente desidera prendere in prestito e la data e la fascia oraria per il ritiro.

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I film e i libri restituiti subiranno un periodo di quarantena preventiva, pertanto non potranno essere presi in prestito prima che passi tale periodo.

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MEDIATECAMBIENTE

È stata pubblicata online la nuova versione di www.mediatecambiente.it, uno spazio web che raccoglie progetti, sperimentazioni e novità che riguardano l’educazione ambientale attraverso l’audiovisivo.

Mediatecambiente è un progetto nato nel 2007 grazie alla collaborazione tra l’ARPA FVG – Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale (LaREA) e il Sistema Regionale delle Mediateche del Friuli Venezia Giulia (di cui fanno parte la mediateca Pordenone di Cinemazero, la mediateca Mario Quargnolo di Udine, la mediateca di Gorizia Ugo Casiraghi e la mediateca di Trieste La Cappella Underground).

Il progetto si sviluppa grazie a un incrocio di competenze: da un lato l’ARPA FVG, sul piano scientifico ed educativo, dall’altro le mediateche su quello della comunicazione e cultura dell’audiovisivo.

Nel sito sono descritti e raccolti tutti i progetti svolti negli ultimi anni e i progetti in corso; inoltre sono disponibili più di 60 video, tra spot realizzati con le scuole, minidoc, tutorial e documentari.

Una delle sezioni più ricche del sito è quella dedicata agli spot realizzati con le scuole secondarie di secondo grado e con le università. In particolare, durante i laboratori audiovisivi della durata di circa 20 ore, gli studenti scelgono uno o più aspetti chiave legati al tema ambientale trattato, per sviluppare un’idea e trasformarla in uno spot video, legando così conoscenze tecniche del montaggio audiovisivo (curate da un esperto delle mediateche) all’approfondimento della tematica ambientale con un esperto dell’ARPA FVG.

Un altro format audiovisivo sul quale ha puntato il progetto Mediatecambiente è quello dei documentari quali veicolo culturale per sviluppare sul territorio riflessioni e progettualità volte alla sostenibilità. A tal proposito, dopo il successo di Un paese di primule e caserme del 2014, dedicato al recupero delle caserme abbandonate in Friuli Venezia Giulia, sono stati prodotti tre documentari sugli aspetti socio culturali legati ai fenomeni meteo e il documentario Binari, sull’abbandono e recupero delle linee ferroviarie per promuovere progettualità legate al turismo lento e alla mobilità sostenibile. Binari è stato ufficialmente selezionato tra i migliori documentari italiani nell’edizione 2018 del Festival Cinemambiente di Torino.

Nel sito è visualizzabile anche un catalogo tematico per ricercare audiovisivi e progetti su tematiche inerenti l'ambiente e la sostenibilità. Sempre dal sito è possibile verificare quali film sono disponibili nelle diverse mediateche della regione.

Dal 2007, grazie alla collaborazione tra ARPA FVG e il Sistema Regionale delle Mediateche del Friuli Venezia Giulia, sono state organizzate più di 250 manifestazioni tra proiezioni cinematografiche e altri eventi per le scuole e il pubblico in regione. In particolare, ogni anno Mediatecambiente trova spazio in due festival regionali: Le voci dell’inchiesta organizzato da Cinemazero di Pordenone con una selezione specifica di documentari dedicati alle tematiche ambientali e il Trieste Science+Fiction Festival organizzato da La Cappella Underground con la sezione Future Environment sulla fantascienza e ambiente.

Mediatecambiente si rivolge ad appassionati di cinema e di ambiente, può essere utile agli studenti per approfondire tematiche ambientali in modo informale, agli educatori per progettare dei percorsi di educazione ambientale attraverso l’audiovisivo e ai videomaker per promuovere i loro progetti.

Nel contesto dell’educazione ambientale i mass media ricoprono un ruolo fondamentale. Per questo motivo dal 2018, è esistente un accordo con la RAI FVG per la messa in onda sistematica dei materiali video prodotti da Mediatecambiente.

La nostra costruzione della realtà è basata, in larga misura, sulle immagini della realtà stessa che oggi sono veicolate in gran quantità dal sistema mediatico. Anche per ciò che riguarda le tematiche dello sviluppo sostenibile, la loro rappresentazione mediatica è oggi, e continuerà ad essere nel futuro, fondamentale per indirizzare la consapevolezza e considerazione dei cittadini, e per il modo in cui le persone si relazionano a queste materie. In questa direzione, Mediatecambiente è un progetto mirato a valorizzare il ruolo degli strumenti audiovisivi per l'educazione, la divulgazione e la disseminazione delle tematiche legate all'ambiente e alla sostenibilità.